Colle Sant'Elia - Sacrario Militare di Redipuglia

SACRARIO MILITARE DI
REDIPUGLIA
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Colle Sant'Elia

Il Carso e i soldati deceduti in questi luoghi sono ricordati dal generale Giuseppe Paolini, responsabile dell'opera di sistemazione dei cimiteri carsici che, dopo aver combattuto sul monte Sei Busi e nelle città di Redipuglia e Fogliano, volle costruire un cimitero monumentale vicino a queste terre.

L'idea venne subito accettata dal Comandante della Terza Armata, il duca Emanuele Filiberto d'Aosta, così il Cimitero sul Colle Sant'Elia, chiamato “Invitti della Terza Armata” diventa la prima necropoli di Redipuglia. Venne edificato subito dopo la guerra affinché esprimesse il tema del ricordo legato alla vicinanza del conflitto appena terminato e allo stretto rapporto col territorio.
La sistemazione più adatta per un intervento di questa portata risultò essere la cosiddetta montagnola ad est del colle di Sant'Elia, perchè posta di fronte al ciglione carsico teatro di tante battaglie e quindi con un grande valore simbolico. 
Il complesso raccoglie trentamila salme, di cui circa quattrocento ufficiali, che sono state riesumate dai cimiteri di guerra dei dintorni oppure disseppellite direttamente dal campo di battaglia. 

La forma della collina ad andamento ascendente e concentrico è molto probabilmente il primo spunto offerto per la disposizione del cimitero. L'altura situata di fronte all'altipiano carsico è stata modellata in sette balze concentriche che alludono ai gironi danteschi, la cui lunghezza lineare raggiunge i ventidue chilometri. Lo spazio è poi diviso in sette ampi settori circolari che declinano dalla sommità e sono separati da ampi vialoni, anch'essi discendenti a raggiera. 
La cima del colle è stata invece spianata per ospitare un monumento crocifero eretto sopra una cappella votiva sormontata da un obelisco a forma di faro dal quale partono fasci di luce. Il Duca d'Aosta scelse apposta la cappella, decorata con affreschi pietosi e dolenti di G. Ciotti, tra cui si ricorda il fante morente nelle braccia del Cristo, che rimanda alla salita al Calvario come sua ultima dimora.

La struttura accoglie 30.000 caduti, di cui ventitré medaglie d'oro, quattro generali e 6000 ignoti, senza alcun segno che potesse dar loro un nome. 
Gli ultimi due gironi più alti sono destinati ad accogliere le tombe di 463 ufficiali. 

Furono necessari circa due anni di lavoro per sistemare l'area e 5000 chili di esplosivo vennero distribuiti in 20000 cariche che servirono per dare la conformazione desiderata al colle. Venne inaugurato da Mussolini nella simbolica data del 24 maggio del 1923 alla presenza del re, di Emanuele Filiberto di Savoia, duca d'Aosta e comandante della Terza Armata, e di tutte le più eminenti cariche dello stato.
 

Il cimitero offre l'opportunità alla Casa Savoia di sostenere l'operato di Mussolini: nel testamento del Duca d'Aosta infatti compare la volontà di far incidere nella cripta della sua tomba: "Muoio serenamente, che un magnifico avvenire si dischiuderà per la patria nostra, sotto l'illuminata guida del re ed il sapiente governo del duce".  L' 8 luglio 1931 il generale, dopo che sul letto di morte aveva richiesto di essere tumulato in mezzo agli eroi della Terza Armata e di essere così con essi, viene trasferito a Redipuglia dopo il funerale che si svolge a Torino .
La struttura del Cimitero del Colle Sant'Elia si rivela ben presto soggetta al deterioramento per la sua conformazione.

Agli inizi degli anni Trenta vengono intrapresi interventi di ristrutturazione (i muretti a secco sostituiti con muri in pietra e le salme riconosciute poste in cassette).
Un altro motivo rende il Cimitero inadeguato e cioè la necessità di riordinare i numerosi cimiteri sorti ai piedi del Carso, come il Cimitero Filippo Corridoni di Sagrado o il Cimitero degli Asfissiati a Sdraussina.

All'idea di risistemare in maniera definitiva il Colle Sant'Elia si sostituisce però quella di costruire un'altra struttura che soddisfi i principi di grandiosità, monumentalità e perpetuità sostenuti dal regime fascista.
Un deciso appoggio a questa seconda ipotesi fu data da Mussolini e l'intervento di costruzione fu inserito nel più generale piano di sistemazione delle opere pubbliche del regime per contrastare il decadimento economico del Veneto e della Venezia Giulia negli anni Trenta.

Vennero incaricati i progettisti Greppi e Castiglioni.
"Sembra, il cimitero, un alveare: una collina con un alveare grande: le api, a terra, son le croci."
(L. Bartolini, Il ritorno sul Carso, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1930)
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