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Sommergibile Jalea - Sacrario Militare di Redipuglia

Il sommergibile Jalea
 
Nel ventiduesimo gradone del Sacrario sono sepolti i resti dei dodici marinai morti a bordo del regio sommergibile Jalea.

Il sommergibile venne costruito nei cantieri navali “Fiat-San Giorgio” di La Spezia, e fu varato il 3 agosto 1913.  



Durante la Grande Guerra venne dislocato nell'alto Adriatico, a Venezia ed effettuò 7 missioni; nel corso della sua ottava missione, il 17 agosto 1915, rientrando a Venezia, urtò  una mina di sbarramento austriaca affondando a circa tre miglia a sud-est del banco di sabbie di Mula di Muggia, di fronte a Grado e fermandosi sul fondale a circa 15 metri di profondità.

Il primo volo di ricognizione per l'individuazione del sommergibile, fu organizzato il 27 agosto 1915 da D’Annunzio che ne parla per primo il 20 settembre 1916, in un articolo dal titolo “I morti del mare” sul Corriere della Sera.



Nel 1953 il relitto si trovava in acque italiane e il capitano Elvino Meriggioli, esperto in recuperi navali, iniziò ad occuparsi del sui recupero.
Il relitto una volta recuperato, sarebbe dovuto finire a Trieste nella zona A che però era amministrata dal governo alleato e in preda a fortissime tensioni che portarono l'autorità militare inglese del governo provvisorio a vietare l'operazione.

Per questo motivo i resti dello Jalea vennero trasportati nel cantiere navale di Monfalcone, dove l'8 maggio del 1954 iniziarono le operazioni di disinnesco dei siluri, di apertura dei varchi d'accesso e recupero delle salme.  
Il 6 giugno dello stesso anno il duomo di Sant'Ambrogio di Monfalcone fu teatro delle solenni onoranze funebri, nella cripta vennero  poste le dodici cassette con i resti dell'equipaggio poi esposte ai cittadini. Successivamente i resti vennero sistemati nel Sacrario di Redipuglia.
Arturo Vietri fu  l’unico superstite dell'affondamento dello Jalea.

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